Madrid non cambia posizione: Urtasun ribadisce il boicottaggio di Israele all’Eurovision

La partecipazione di Israele all’Eurovision 2026 non è più solo una questione musicale. È diventata una miccia politica pronta a esplodere, e il ministro spagnolo della Cultura, Ernest Urtasun, ha deciso di non starci a guardare in silenzio.
Mentre qualcuno prova a presentare il cessate il fuoco come segnale di svolta, Urtasun smonta la narrazione pezzo per pezzo. Secondo lui, le violazioni continuano, le vittime anche, e parlare di normalità è fuori luogo. Il risultato è uno solo: nessuna marcia indietro sul boicottaggio culturale. La linea di RTVE e del Governo spagnolo resta ferma. Rigida. Indiscutibile.
La sua presa di posizione arriva proprio mentre l’UER annuncia nuovi cambiamenti nel sistema di voto dell’Eurovision. Ufficialmente si parla di “trasparenza” e “neutralità”, ma in molti leggono un messaggio più sottile: fare di tutto per evitare una votazione sull’esclusione di Israele e mantenerlo in gara a Vienna.
Urtasun non ci gira intorno. Ricorda come il boicottaggio internazionale fu fondamentale contro il regime dell’apartheid in Sudafrica e sostiene che oggi la cultura ha lo stesso dovere morale. A rafforzare il tutto, la Spagna mette anche i fatti: finanziamenti a progetti culturali in Palestina, supporto via UNESCO, programmi per la rinascita artistica in aree colpite dal conflitto. Non solo dichiarazioni, ma soldi veri e progetti concreti.
Nel frattempo, l’Eurovision continua a camminare su un equilibrio sempre più instabile: da una parte l’intrattenimento, dall’altra una realtà geopolitica impossibile da ignorare. Più il concorso prova a restare “apolitico”, più la politica lo rincorre sul palco.
E mentre Vienna prepara le luci e il glitter, fuori dal palazzetto si combatte una battaglia molto più seria. Nel 2026, la canzone più discussa potrebbe non essere quella vincente… ma quella mai cantata.
Source: VerTele